AVATAR: COME SI ABITA IL METAVERSO?

da | 14 Apr 2022 | design, metaverso

Ad ogni click di cursore corrisponde un’identità unica, tutta nostra, da esplorare, ampliare ed accrescere.

È inutile negare che Internet è ormai da molti anni parte integrante della nostra vita. Sempre più spesso facciamo riferimento a questo strumento per svolgere anche le più essenziali attività quotidiane, come fare la spesa o compare un biglietto aereo.

Ad oggi, tuttavia, ci siamo sempre confrontati con quello che possiamo chiamare internet in 2d, o web 2.0, tutto ciò che noi possiamo utilizzare per agire su Internet è il cursore di un mouse o (in un caso ancora più riduttivo) la pressione di un polpastrello su di uno schermo. Fine. Senza dubbio, non uno strumento sufficiente per entrare nell’esperienza del Metaverso e coglierne a piene mani la ricchezza immersiva.

Un po’ di Hyperstoria

Da qualche decennio ormai, nel mondo della computer-grafica, sono state messe a punto tecniche e tecnologie per replicare la figura umana nelle sue sembianze.

Esempio eclatante di ciò, sono state le fedelissime riproduzioni digitali di alcuni importanti attori che, ahimè per circostanze a volte drammatiche, hanno dovuto abbandonare il set cinematografico.

Alcuni di questi si sono adoperati in anticipo, assieme al cast tecnico-artistico della produzione per creare una loro versione digitale ad hoc. Questo processo tecnico-tecnologico non è sempre stato facile da attuare, poiché agli inizi mancavano le conoscenze in merito.

Con una sempre più crescente democratizzazione della tecnologia, a disporre degli strumenti necessari alla realizzazione di un meta-human non sono solo le grandi case cinematografiche.

Come nasce un avatar?

I software di grafica 3D dispongono di molteplici funzionalità che permettono di snellire tale processo in maniera significativa. È il caso della recente implementazione di un pacchetto dedicato all’interno del Metaverso TechStar, Meta Presence.

Ma come si crea un avatar?

Ci sono in effetti varie possibilità per procedere a creare il nostro digital twin nel Metaverso. Esistono molte versioni di avatar tante quanti sono gli stili di chi li disegna e produce, ma un tratto che forse ti è familiare è questo: la maggior parte degli strumenti di realtà virtuale non ha sensori di input per le gambe. Ecco perché spesso vedi avatar svolazzare o con una struttura fisica particolarmente scarna per quanto riguarda gli arti inferiori  In TechStar, proprio per la nostra vocazione business, scegliamo molto spesso di lavorare in modo realistico, partendo ad esempio da una fotografia, per poi modellare il personaggio e le sue decorazioni a partire dallo stile del nostro utente reale. La nostra CMO ci ha tenuto molto a vedere nel Metaverso i suoi capelli verdi!

La distanza tra te e il mio meta-human

Ok, belli e carini gli Avatar, ma cosa sanno fare?

Ecco, molte cose in realtà.

Un avatar occupa uno spazio tridimensionale, cosa che, per inciso, facciamo anche noi umani, almeno per quel che ci dice la fisica. Un Avatar è in grado di associare i suoi movimenti a quelli della persona che lo sta impersonificando. Potremmo chiederci se, in fondo, siano gli avatar a impersonare noi, o viceversa, e questo apre una riflessione molto complessa sulla nostra identità nel mondo virtuale, che non è ancora il momento di affrontare. In ogni caso, questi esserini simpatici (a volte un po’ impacciati) sono una prima forma che possiamo chiamare effettivamente nostra su questo mare chiamato Web.

Parlando di mare vengono in mente anche le distanze.

Queste possono avere un significato positivo, come uno negativo: per gli esploratori, più un luogo è nascosto ed inesplorato, più è probabile che riservi meravigliose scoperte…le distanze possono essere uno spunto per andare alla scoperta di quanto ci è ancora sconosciuto!

Le cose sono meno poetiche per chi, invece, volente o nolente, è un appassionato esploratore del traffico quotidiano. È un dato di fatto che una buona fetta di noi getta via una quantità considerevole della propria giornata negli spostamenti. Questo non vale, però, per i nostri amici meta-human, loro (e noi assieme ad essi) possiamo andare in esplorazione di qualsiasi scenario reale o immaginato che possa esistere, creando un’occasione non solo per proiettarci oltre una serie di ostacoli fisici, ma anche per ridurre spese, fatica, spostamenti.

Ma esistere dove esattamente?

La casa degli Avatar: il Metaverso.

Ogni casa che si rispetti ha una porta.
Le porte di accesso alle “case” degli avatar, sono tutta una serie di dispositivi che, in qualche modo, sono capaci di aumentare o plasmare la realtà che ci circonda.

In ordine d’immersività possiamo accedere al Metaverso con: computer,  smartphone, smart-glasses, visori VR o immersivi. Ognuno di questi strumenti ha la funzionalità e le capacità tecnologiche di proiettare immagini, oggetti o interi scenari nel nostro campo visivo (seppur con diverse modalità uno rispetto all’altro).

In molti casi, viene data anche la possibilità di interagire in qualche modo con il mondo virtuale che ci circonda, per esempio azioni come “afferrare” o “spostare”, movimenti tanto vicini quanto familiari per chi possiede un corpo, ma che stiamo lavorando per rendere attuabili anche da chi per qualsivoglia motivo sperimenta una funzionalità ridotta ad esempio di un arto.

Insomma, la vera chiave di accesso al Metaverso è la motivazione che risiede nel costruirne uno a portata di tutti, tale che renda i beni culturali, relazionali ed economici più vicini alla nostra dimensione umana, e che avvenga, questa volta, con questi strumenti a disposizione: le mani, gli occhi e la mente.

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